L’uomo che rifà i vecchi paesi. Santo Stefano di Sessanio
Pubblicato da Patrick il 15 Dicembre 2005 in Gran Sasso, Luoghi

Quattro anni fa l’italo-svedese Daniele Kihlgren si è innamorato dell’aria tersa e delle antiche case di Santo Stefano di Sessanio, sulle pendici del Gran Sasso. Oggi, dopo quattro milioni di euro spesi, un borgo dove erano rimasti solo 70 abitanti sta per diventare un rivoluzionario “villaggio-albergo” insieme medioevale e modernissimo.

L’uomo che compra i paesi è giovane, nemmeno quarant’anni. Biondo, il padre è svedese, la mamma milanese, ha il passo scapestrato e le voglie di un figlio di pap�. Pi� che camminare � come se dondolasse, pi� che spiegare, domanda: �Cosa te ne sembra?�. Daniele Kihlgren inizi� nemmeno quattro anni fa a chiedersi come spendere i soldi di famiglia, come investirli, tenerli al riparo dalle sue mani e dalla sua testa votata alla speculazione filosofica pi� che al mercato immobiliare. Se lo chiedeva senza sapere cosa rispondersi.

Se lo chiedeva e intanto viaggiava sulla sua moto tra le montagne dell’Abruzzo remoto e sacro. Capit� per caso, ma nella vita quasi tutto accade per caso, in un borgo dalla luce abbagliante, costruito sulle pendici del Gran Sasso, integro nella sua struttura, persino maestoso come villaggio d’altura. Fermandosi e oziando, come un viaggiatore sfaccendato, vide che a Santo Stefano di Sessanio le pietre, quelle pietre, custodivano niente: dei tremila abitanti originari, soltanto settanta resistevano alla neve dell’inverno. Nessun gatto, qualche cane s�. Daniele s’infatu� del nulla, di quel paesaggio dalla luce viva, di quelle case dritte e fredde, le masserie, le tavole per pavimento, gli attrezzi di montagna. Avendo qualche spicciolo
in tasca decise di acquistare una casetta: �Me la vendettero a sessantamila lire al metro quadrato. Io comprai senza sapere cosa farne, mi piaceva troppo�.

Memoria delle pietre. Piaceva troppo, e questo gli bast�. Perch� prima una, poi un’altra, poi un’altra ancora, il giovanotto fin� per riempire la busta della spesa e trovarsi in mano un intero quartiere per qualche milione di lire. Puro e semplice diletto. Aveva optato, in luogo di un viaggio alle Maldive, per questo condominio abruzzese.

Nella vita a volte si incontrano le persone giuste. E a questo ragazzo intrigato dalla memoria delle pietre capit� di fare la conoscenza di un architetto pescarese, Lelio Oriano Di Zio, che aveva battuto l’Abruzzo in cerca di borghi da restaurare. Li aveva trovati e proposti ad acquirenti sempre disattenti. L’architetto col pallino del vecchio cap� presto che, se
voleva campare, doveva disegnare il nuovo. �Solo villette a schiera mi chiedevano. E io le facevo. A volte venivano belle, a volte brutte�.

Finalmente l’architetto s’imbatte in Kihlgren, nel milanesone con la motocicletta e i soldi. Gli spiega cosa si sarebbe potuto fare, gli dice quanto avrebbe potuto rendere quella pazzia. �Mi affascin� subito - ricorda Daniele - e presto dovetti decidere se affidarmi totalmente a lui oppure cambiare strada. Avevo gi� comprato qualcosa, l’idea mi elettrizzava e cos�
decisi presto cosa fare. Presi Lelio e gli dissi: io mi affido totalmente a te. Tu pensa a come tirar fuori la vita da queste case, ed io ci metto i soldi�.

Quattro anni fa successe questo. Dopo quattro anni e quattro milioni di euro spesi, Santo Stefano inaugura in Italia un modello unico di restauro conservativo che punta al recupero completo dell’integrit� originaria del
patrimonio. Le pietre rimesse, i legni ritrovati, le finestre, i mattoni. La conservazione di tutti gli elementi architettonici identificativi, la demolizione di ogni superfetazione, alterazione, sovrapposizione, l’eliminazione di ogni intonaco o pittura nuova. Indietro negli anni, in una corsa a ritroso alla fine dell’Ottocento. Le stanze contadine ritornate a
splendere nella loro illuminata e imperiosa vetust�, nelle loro forme e condizioni, negli spazi destinati ad accogliere gli uomini del secolo scorso.

Ritrovate le stanze, il modello di restauro per essere economicamente sostenibile doveva avere una destinazione d’uso commercializzabile. E dunque l’albergo. Non centralizzato ma diffuso, non consueto ma imprevedibile. Al
massimo della conservazione dunque, � stato contrapposto il massimo della tecnologia nei servizi. Luci, riscaldamenti, comunicazioni gestite vie internet, secondo i modelli abbaglianti di questa nostra modernit� nell’era
interattiva e globale dei chip e del computer.

Se la prima industria italiana � il sole, se il futuro dell’industria del turismo sono i borghi e i paesi dell’osso appenninico, se � vero che Toscana e Umbria sono ormai sature e San Gimignano � sazia di inglesi e americani che l’hanno conquistata a suon di dollari, allora - si � detto Kihlgren - il Sud interno resta una prateria tutta da scoprire, l’osso, la parte pi�
povera e svantaggiata della penisola, il crinale di montagne che dall’Abruzzo avanza gi� fino in Campania, poi in Lucania, quindi in Calabria. Pu� essere questa la terra promessa, il domani di un turismo
selettivo, colto e danaroso.

Il giovane Kihlgren si � fatto allora due conti: ha speso quattro milioni di euro per recuperare un intero borgo e ha visto che gi� oggi quei quattro milioni sono divenuti otto. Se lasciasse tutto e ripartisse in motocicletta, avrebbe di che sfamarsi. Gi� oggi, infatti, il mercato immobiliare di Santo Stefano � cos� acceso e vivo da aver fatto decuplicare i valori, portato
alle stelle le quotazioni, raccolto portafogli generosi e appassionati.

Kihlgren non vender� per�. Non solo non vender�, ma continuer� ad acquistare. �Il modello di Santo Stefano si pu� replicare. Questo ci siamo detti e questo abbiamo fatto. Ci siamo prima guardati intorno in Abruzzo, che � una regione ancora vergine, tutta da scoprire e da amare. Poi siamo andati in Campania, nella speranza che si possa avanzare ancora. La Lucania? Chiss�.

Occhi puntati e orecchie dritte. L’uomo compra i paesi, a pezzi o a interi bocconi. Trattative riservate (�come mi muovo e chiedo qualcosa, vedo che i prezzi lievitano fino a deflagrare�) e passo felpato. C’� quel borgo che si chiama Buonanotte, l’altro vicino al lago di Bomba. E la meraviglia di Rocca Calascio. Poi Monteverde sul Bello, e ancora in Campania, vicino a San Felice a Cancello, nella piana deturpata dalle cave e dalla camorra, un gioiellino nascosto, dimenticato ma ancora integro. �Ho solo paura degli autobus. Non voglio farne dei paesi finti, perci� l’interesse � maggiore dove l’ospitalit� diffusa possa coniugarsi a una stanzialit� significativa. Voglio la qualit�, il mio progetto � innanzitutto culturale, perci� prima di
mettere mano al restauro si Santo Stefano abbiamo sottoscritto un’intesa, una carta dei valori con il Museo delle Genti d’Abruzzo per la conservazione e la promozione dei caratteri propri della cultura materiale, delle merci e
dei mestieri, dell’artigianato storico. Abbiamo firmato un impegno a fare tutto nella pi� completa e fedele ortodossia architettonica, nell’attitudine - quasi talebana - a lasciare ogni cosa al suo posto, non
rubare un metro quadrato, un sigillo, una porta, uno scranno di questi posti�.

Arredamento d’epoca. Del resto fa molto chic ricreare l’atmosfera. Ma ricreare l’atmosfera costa, e stare dentro una casa contadina, ogni stanza col suo camino, arredata con il recupero dei mobili tradizionali fino ai dettagli pi� minuti, i materassi di lana, le lenzuola degli antichi corredi, le coperte fatte a mano con i telai di legno e i colori naturali, ma servita
dal teleriscaldamento, con la gestione dell’energia a mezzo di segnali a bassa tensione per evitare inquinamenti elettromagnetici, e i sanitari extralusso, � un piacere che si paga. Albergo diffuso va bene, cultura
povera, siamo d’accordo, ma le cinque stelle sono garantite.

I raffinati, dal passo lento e dal portafoglio pingue, avranno quest’altra meta per stuzzicare i loro pensieri e le loro opere. E per far s� che i torpedoni non abbiano mai voglia di lasciare l’autostrada, Kilghren ha deciso di fare ancora di pi�: �Dove investiamo, e qui a Santo Stefano siamo quasi alla fine della realizzazione, vogliamo finanziare gli enti locali che
si impegnano a buttar gi� le superfetazioni di cemento, noi li chiamiamo detrattori architettonici. Credo che sia la prima volta che un privato spende i suoi soldi per garantirsi un piano regolatore senza volumi e cubature aggiuntive�.

La prima volta, s�. Ed � quasi un mondo capovolto. L’imprenditore Kilhgren, l’immobiliarista Kilhgren non vuole che si costruisca, e anzi chiede, dove lui decide di recuperare gli stabili, che si butti gi� qualcosa di nuovo. E pur di vedere le ruspe in azione, paga. Paga lui, come paga, nel Salento, Coppula Tisa, l’associazione guidata da Edoardo Winspeare, giovane e promettente regista cinematografico, anch’egli salentino doc, che acquista le case abusive al solo fine di farne un cumulo di macerie. �Siamo per il bello�, dice Winspeare. Il sole, il mare.

Il sole, il mare e la montagna, aggiunge Kihlgren.
L’ultima lezione per far soldi: dichiarare guerra all’alluminio anodizzato.

Articolo di Antonello Caporale tratto da “la Repubblica” del 27 Marzo 2005, pag. 31.

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