Corno Grande, vetta centrale (2893 m) per la parete Nord-Ovest (via Gualerzi)
Pubblicato da Patrick il 29 Giugno 2005 in Alpinismo, Gran Sasso, Relazioni

InfoPartecipanti: Patrick,Marco,Luca Luogo di partenza: Campo Imperatore Dislivello in salita: 840m Difficolta’: PD- Galleria fotografica: NO

Domenica 26 Giugno 2005

Sua maesta’ il Gran Sasso, Monte Corno come era chiamato una volta. Il piu’ alto. Il piu’ roccioso. L’unica vera montagna di tutti gli appennini. Imprescindibile per ogni appassionato dalla Toscana in giu’. Presenza quasi mistica. Uno e trino.

Tre sono infatti le vette che fa il Corno. La vetta occidentale, la piu’ alta e la piu’ frequentata, affollata nelle domeniche d’estate. La vetta orientale, ingiustamente sottovalutata, a picco sulla dolce campagna teramana, quella da cui si gode a mio parere il panorama piu’ bello. Infine, tra le due, la Vetta Centrale. Meno marcata, rocciosa, la piu’ difficile.

Tante volte sono gia’ salito sul monte Corno, ormai son piu’ di dieci, ma questa vetta centrale mai ho raggiunto. Per anni e’ rimasta nel cassetto delle cose da fare, lacuna da colmare, ma ora per una cosa, ora per un’altra, mai si e’ neppure tentato. Questa estate di ritrovata passione e’ finalmente tempo.

Sono solo in una specie di ritiro di studio a casa su alle Rocche. Studio le carte, le guide (invece di cio’ che dovrei per davvero studiare..) e comincio a smuovere le acque. Chiamo il fido Marco e inizio ad instillargli l’idea. Sono disposto anche ad andare da solo questa volta. Quasi anzi lo desidero, per una sorta di sfida con me stesso, pur avendone paura. Ma Marco non mi tradisce, accetta, domenica si andra’.

E cosi’ eccoci ancora una volta al parcheggio di Campo Imperatore (2130 m). La strada da percorrere e’ la solita di sempre.
Prima il sentiero per il rifugio Duca degli Abruzzi, al primo bivio a destra per il sentiero che traversa lungamente a mezzacosta fino a raggiungere la Sella di Monte Aquila (2335 m).
Da qui si attraversa Campo Pericoli in direzione del grande ghiaione che scende dalla cresta del Corno Grande (il Brecciaio), lo si risale verso sinistra e dopo un breve tratto piu’ scosceso si giunge alla Sella del Brecciaio.

Ignorando il bivio a sinistra per la Via Ferrata Brizio (ora chiusa perche’ non soggetta a manutenzione) si continua a salire a destra fino a giungere alla Conca degli Invalidi (bella la vista sul Corno Piccolo).
Ora il sentiero, dapprima pianeggiante e poi ancora in salita, supera prima il bivio per la Cresta Ovest e poi quello della normale per la Vetta Occidentale, traversa a destra e giunge al Passo del Cannone (2679 m).

Di qui bisogna traversare ancora a destra e poi scendere un paio di facili roccette, prima per una rampa e poi per una paretina attrezzata con una fune d’acciaio.
Alla base di questa si lascia a sinistra il sentiero per la Sella dei Due Corni e si va ancora a destra fino alla morena alla base del Ghiacciaio del Calderone (2680 m).

E’ questo uno dei posti piu’ belli e insieme piu’ severi di tutto il Gran Sasso e dell’appennino intero. Le Vette del Corno Grande fanno corona e ombra al ghiacciaio mostrando versanti rocciosi, quasi dolomitici.
Da qui si mostra anche quello che e’ il nostro obiettivo.
La Via Gualerzi percorre la grande fessura-camino obliqua che taglia la parete nord della vetta centrale dalla base fino all’intaglio che la separa dal Torrione Cambi: la Forchetta Gualerzi.

C’e’ da dire che, vista dalla morena, il percorso appare assai piu’ impressionante ed esposto di quanto non sia effettivamente.
Superato un momento di perplessita’ ci avviamo tutti e tre ad attraversare verso sinistra il bordo della morena, ancora innevato, fino alla base della fessura e attacco della via.

Tutti e tre perche’ a noi si e’ unito Luca, un ragazzo che abbiamo incontrato scendendo dal Passo del Cannone. Andava verso la Vetta Orientale, ma una volta appreso dove eravamo diretti ha deciso senza tante domande di unirsi a noi, ammirevole.

Da vicino le cose riacquistano le loro giuste proporzioni.
Alcune facili roccette e si e’ all’attacco della fessura vera e propria che si risale interamente.
Si tratta di superare una serie di passaggi di I e II grado non particolarmente esposti e dalla roccia in genere buona anche se e’ necessario fare attenzione al brecciolino purtroppo presente in quantita’ considerevole.

Salendo incontriamo alcuni chiodi piantati nella roccia e persino un paio di spit, ci verranno utili nella discesa. La via, sempre seguendo la fessura-camino raggiunge e supera la grande terrazza che taglia a meta’ la parete Nord del Torrione Cambi.
Dalla terrazza inizia il tratto piu’ impegnativo, una rampa di circa 20 metri con passaggi di II grado piuttosto continui terminata la quale si e’ alla Forchetta Gualerzi (2840 m, due chiodi con cordone).

Dalla forchetta si scende per circa 40 metri sul versante di Campo Imperatore per un ripido canale di neve e detriti (attenzione!) fino a prendere un canalino che risale sulla sinistra, passa sotto un masso incastrato (passaggio di II grado) e giunge su una spalletta (chiodi con cordone).
Di qui a sinistra per facili roccette e si e’ in vetta (2893 m).

Bella la vista della conca del Calderone e della Vetta Occidentale, affollata, vicinissima, ma irraggiungibile da qui.

Per la discesa dobbiamo utilizzare la stessa via di salita e qui inizia la parte piu’ complicata e, secondo me, da molti sottovalutata.
Una cosa e’ infatti arrampicare su un II grado in salita, un’altra farlo in discesa!
Questo e’ un aspetto che a mio parere andrebbe adeguatamente sottolineato su quelle guide che si rivolgono ad un pubblico composto prevalentemente da escursionisti.

Torna percio’ decisamente utile essere provvisti di una corda, anche di diametro non eccessivo.
Noi ne avevamo una da 30 metri (pochini per la verita’) che abbiamo proficuamente utilizzato per calarci in doppia nei punti piu’ difficili sfruttando i punti di sosta gia’ presenti.
In particolare il tratto dove e’ piu’ utile e’ quello fra la Forchetta Gualerzi e la grande terrazza.

Purtroppo avevamo un solo imbraco fra tutti e tre (mea culpa!) e le operazioni sono state percio’ abbastanza lunghe e laboriose.
Attenzione ai sassi in discesa, e’ molto facile smuoverne anche di grossi e chi si trova piu’ in basso non troverebbe la cosa troppo piacevole (Marco ne sa qualcosa!).

Dopo un tempo interminabile siamo nuovamente sulla morena del Calderone a rimirare soddisfatti la strada percorsa.
Gran bella vetta e gran bella via! Le sensazioni sono quelle di una vera e propria, anche se facile, via alpinistica.
L’ambiente e’ superbo, d’alta montagna, splendida la cresta sommitale, merita!

Si e’ fatto tardi, la discesa e’ ancora lunga e cosi’ ci avviamo, quasi correndo, per la stessa via percorsa all’andata.
In meno di due ore siamo di nuovo a Campo Imperatore.

Patrick Santillo

2 Commenti »

  1. Ciao non so se qualcuno leggerà mai questo commento cmq bel resoconto.
    Sarei curioso di vedere la vetta centrale ma per il momento mi accontentodi quella orientale.
    Sono perfettamente d’accordo con l’osservazione di quanto sia più difficile arrampicare in discesa. A tal proposito la doppia pensi si possa evitare.
    Cmq è proprio vero che quando si pensa alla montagna tutto il resto passa in secondo piano.
    A presto
    Anto

    Commento di anto — 17, Agosto, 2006 @ 11:14 pm

  2. Ciao Anto
    Senza dubbio la doppia nella discesa dalla Gualerzi si pu

    Commento di Patrick — 19, Agosto, 2006 @ 11:26 pm

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