
Pubblicato da Patrick il 5 Luglio 2006 in Escursionismo, Gran Sasso, Relazioni
Domenica 28 Maggio 2006
La vetta piu’ orientale del Corno Grande non e’ ne’ il piu’ difficile (vetta centrale) ne’ il piu’ alto (vetta occidentale) dei tre picchi nei quali culmina la montagna piu’ alta dell’appennino. E’ pero’, forse, quello dal quale si puo’ godere del panorama piu’ bello.

Si trova infatti esattamente al culmine della parete piu’ alta e spettacolare del massiccio, l’impressionante “Paretone“. Allo sguardo dell’escursionista che ne calchi la cima si apre una visione vastissima, simile a quella che si puo’ godere da un aereo, sulle dolci colline del teramano immediatamente sottostanti (2500 metri piu’ in basso!!) e sul vicinissimo mare adriatico. Il modo migliore e piu’ soddisfacente per salirvi, restando nell’ambito delle possibilita’ escursionistiche, e’ senz’altro percorrendo la via ferrata Ricci.
Si parte dalla piana del laghetto, sopra i Prati di Tivo, dove si lascia la macchina. Ci si avvia in direzione del lungo crestone erboso dell’Arapietra che si percorre interamente superando i ruderi dell’albergo inconpiuto e quindi proseguendo in direzione della stazione superiore della seggiovia (localita’ la Madonnina). Si continua a salire ignorando, sulla destra, il bivio per il sentiero Ventricini ed entrando nel Vallone delle Cornacchie.
Ora il sentiero, dopo aver superato una zona di grandi massi, si sposta sulla sinistra, supera un tratto appena esposto con l’aiuto di un paio di corde metalliche ed inizia ad inerpicarsi sullo sperone al centro del vallone sul quale, in alto, sorge il rifugio Franchetti.
Dal rifugio si traversa verso sinistra (est) in direzione di un’evidente rampa obliqua.
La si risale con discontinui passaggi di facile arrampicata (II) e con l’ausilio di alcune corde fisse fino in cresta. Ad inizio stagione e’ necessario fare attenzione alla presenza di eventuali nevai residui nelle zone in ombra. In caso, considerata l’esposizione, potrebbe rendersi consigliabile l’utilizzo di ramponi e piccozza.
Ci si inerpica ora sul filo di cresta, superando un primo tratto su facili roccette (II) ulteriormente addomesticate da altre corde fisse, fino a giungere su un ripiano in vista della vetta dove terminano le difficolta’.
Ancora per cresta, in un paio di punti abbastanza aerea, si oltrepassano le tracce della via normale che scende verso destra e finalmente si e’ in cima.
Per la discesa conviene servirsi proprio della via normale anche per compiere cosi’ un interessante anello.

Si torna quindi sui propri passi per un breve tratto fino ad incrociarne i segnavia che, per roccette e sfasciumi (I e ua paretina di II con chiodo), portano gia’ in direzione della conca del Calderone.
Fare molta attenzione ai detriti e alle rocce mobili, presenti in grande quantita’, specie se piu’ sotto c’e’ gente che sale.
Una volta sulla morena la si percorre interamente e poi, sulla destra e per sentiero in breve si e’ nuovamente al Franchetti.
L’ho fatta tanto tempo fa, ovvero anni fa. Ricordo solo che i cavi erano in condizioni pessime e praticamente inutilizzabili. Spero che adesso l’abbiano ripristinati, altrimenti sarebbe il caso di dirlo nelle relazioni. Concordo con la meravigliosa vista
Commento di paolo52 — 12, Giugno, 2007 @ 5:55 pm
L’ho fatta 2 anni f
Commento di Andrea — 11, Luglio, 2007 @ 10:21 am