
Pubblicato da Patrick il 8 Aprile 2008 in Relazioni, Scialpinismo
Domenica 6 Aprile 2008
Questa domenica si va al Terminillo. Il programma di giornata prevede un impegnativo giro nella parte meno nota del massiccio reatino, fra i monti Elefante e Brecciaro. Due cime minori queste, ma con pendii vertiginosi che sui loro versanti nord ed est scendono in valloni selvaggi e spettacolari.

Troviamo la strada per il rifugio Sebastiani chiusa per neve poco oltre Campoforogna così parcheggiamo e ci avviamo sci ai piedi. Per la verità la strada è quasi completamente sgombra dalla neve, ma è ancora tenuta chiusa per consentire ai mezzi spalaneve di terminare in tranquillità il lavoro.
Proseguiamo in direzione del rifugio fino ad incontrare, sulla destra, il bivio con la sterrata innevata che sale a mezzacosta dal paesino di Micigliano. Continuiamo su questa e poi, ormai sotto la cima dell’Elefante, tagliamo verso l’alto seguendo un valloncello fino alla cresta e quindi alla cima. La neve, piuttosto duretta, ci impone l’utilizzo dei rampanti. Devo dire che questi piccoli attrezzi sono davvero utili e, anzi, direi indispensabili se si vuole evitare di rischiare in molte occasioni di salire tristemente a piedi con picca, ramponi e gli sci sullo zaino. E pensare che lo scorso anno, in occasione dell’acquisto dell’attrezzatura da scialpinismo, li avevo giudicati poco più di un simpatico accessorio!

La cresta, sul versante orientale, è orlata da discrete cornici che incombono su pendii piuttosto ripidi. Una situazione potenzialmente pericolosa in una giornata meno fredda di quella odierna. Si cerca, e si trova, un modo per aggirare l’ostacolo costituito dalla cornici e si inizia a prepararsi per la discesa.
Io valutando l’oggettiva difficoltà della discesa in rapporto alla mia non eccelsa tecnica discesitica, la neve duretta che mi farebbe temere un’eventuale caduta e il tempo che sta volgendo in rapido peggioramento decido di scendere per la via di salita assieme ad altri due ragazzi che, per altri motivi, avevano già scelto questa soluzione. A dirla tutta è dalla mattina che non mi sento molto “in giornata”. Mi diranno poi che la discesa era fattibilissima, ma quando va così non c’è niente da fare.

Gli altri sotto la guida di Luca che conosce benissimo queste montagne e non teme eventuali problemi di orientamento decidono di proseguire. Il dispiacere di separarmi dal gruppo è alleviato dalla prospettiva di un bel piatto di fettuccine al rifugio Sebastani. Prospettiva illusoria, ahimè, giacchè il rifugio si rivelerà inaspettatamente e stranamente chiuso!
Salutati i due “compagni di ritirata”, che torneranno verso le macchine, inganno il tempo salendo e scendendo con gli sci qua e la e stabilendomi infine al rifugio. Intanto il tempo è decisamente peggiorato.
Faccio conoscenza con diversi profughi nella nebbia che mi incarico di accogliere con la ferale notizia: ” il rifugio è chiuso!”.
Sono alla fine felice di sentire tra la nebbia il distinto abbaiare dei cani di Luca e di veder spuntare in fila indiana i miei compagni. No, ragazzi, niente fettuccine!
Perciò, tutti insieme, scendiamo verso le macchine.
Ehi, prima o poi ti ritroverò sui miei scarponi.
E con questa sono due; la prima ci siamo incrociati, con questa solo sfiorati.
però, che bello, vuol dire che le nostre montagne sono battute e frequentate.
Poi se ci pensi ci siamo incrociati su montagne poco frequentate; il nostro spirito di solitudine?
Ma quando una uscita di nuovo insieme? Mi sa che devo inforcare gli sci, sennò chi ti vede più!!!!!
ciao
Doriano
Commento di Tdlemon900 — 14, Aprile, 2008 @ 10:07 am
Che caspita di coincidenze… vedi… mo mi sono accorto che vi siete sfiorati. Io dico che fra Appenninik e Aria Sottile corre un legame incredibilmente forte e sottile come una tela di ragno…
Complimenti per il bel giro…
Commento di Giorgione — 15, Aprile, 2008 @ 4:30 pm
La stagione scialpinistica sta volgendo rapidamente al termine. Ancora un poco e poi ci faremo qualche bella passeggiatona insieme!
Commento di Patrick — 17, Aprile, 2008 @ 2:55 pm