Monte Prena (2561 m) per la Via Brancadoro
Pubblicato da Patrick il 15 Giugno 2005 in Escursionismo, Gran Sasso, Relazioni

Domenica 12 Giugno 2005

Ci siamo. Questa domenica si torna su quella montagna che tanto severamente puni’ il nostro orgoglio ormai quasi 6 anni fa: il Monte Prena.
Se quella volta eravamo saliti per la Via dei Laghetti oggi il nostro obiettivo e’ la Via Brancadoro. Secondo le relazioni e’ questa una via piu’ facile seppur piu’ aerea ed in qualche punto esposta.
L’attacco si trova sulla sella che separa il Monte Prena dalle Veticole, quella sorta di collinone proprio di fronte al tormentato versante sud della montagna.
Purtroppo per noi escursionisti, da qualche anno a questa parte il parco ha deciso di chiudere al traffico motorizzato le piste sterrate che consentivano di avvicinarsi in auto fin sotto le montagne.
Cosi’ non ci resta che parcheggiare sulla strada che attraversa Campo Imperatore ed incamminarci a piedi.
Rapidamente copriamo i circa 3 Km che ci separano dalla base della montagna. Il percorso, senza via obbligata, si svolge ora in piano, ora in leggera salita, in direzione dell’evidente vallone alla sinistra delle Veticole dal quale “sgorga” il grande fiume di pietre e sfasciumi chiamato “la Canala”.
Ci inoltriamo nel vallone, dapprima tenendoci sul fondo e poi, oltrepassato a sinistra il canale dove passa la “Via dei Laghetti”, risalendo dritti su uno scomodo pendio per tracce di sentiero fino alla sella tra le Veticole e il Monte Prena (1970 m).
Da qui pieghiamo a sinistra sulla cresta fino ad incontrare, dove questa si fa rocciosa, la targa che indica l’inizio della “Via Adelelmo Brancadoro”.
Il percorso, molto ben segnato per tutta la sua lunghezza, si svolge su un articolato crestone tra guglie e pinnacoli di roccia.
Il primo tratto non presenta particolari problemi, si tratta solo di un sentiero a tratti su sfasciumi e qualche banale roccetta di difficolta’ non classificabile.
Piu’ in alto, obliquando verso sinistra, si incontra il primo dei tre punti che richiedono un maggior impegno.
Si tratta di un canale-camino di 80 metri con passaggi di I e II grado non particolarmente difficile e assolutamente non esposto.
Il secondo punto di un certo impegno e’ piu’ insidioso in quanto bisogna aggirare sulla destra un saltino di roccia per una placchetta piuttosto esposta e percio’ pericolosa (II grado e un passo di III). Qualche guida parla della presenza di una corda di plastica (che probabilmente doveva servire da aiuto per la progressione piu’ che come assicurazione) di cui noi non abbiamo trovato traccia. Consiglio comunque di portare uno spezzone di corda se non altro per assicurare i meno esperti.
Ancora piu’ in alto si incontra il terzo ed ultimo passaggio impegnativo. E’ una paretina di dieci metri con passaggi di II grado. Al termine e’ possibile traversare 2 metri a destra su una cengetta brecciosa assai esposta (sconsigliabile se non si e’ assicurati) oppure continuare diritti per superare l’ultimo impegnativo passaggio (III grado, e’ presente una sosta per eventuali discese in corda doppia).
Qui hanno termine le difficolta’ vere e proprie e in breve raggiungiamo una forcella dove arriva anche la Via dei Laghetti (2385 m).
Saliamo ancora obliquando progressivamente verso sinistra per faticose ghiaie e sfasciumi vari e finalmente siamo in vetta (2561 m).
Il tempo, che e’ stato brutto tutto il giorno, sembra ora voler ulteriormente peggiorare. Grossi cumulonembi neri di pioggia ci circondano da ogni parte e consigliano di essere lesti.
Ci avviamo dunque per la via di discesa: la normale.
Questa scende sul versante nord della montagna (ancora innevato) poche decine di metri ad est della vetta (a destra della direzione di arrivo) per un primo tratto ripido per poi obliquare decisamente a destra, scavalcare un crestone, obliquare ancora a destra (zona di grossi massi) e raggiungere cosi’ la cresta principare tra il Prena e il Camicia. Sono possibili problemi di orientamento in caso di forte nebbia.
Il Sentiero segue poi la cresta in direzione del Monte Camicia ora sul filo ora sulla destra di questo fino a raggiungere una prima e poi una seconda sella (Vado di Ferruccio, 2245 m).
Dalla sella si scende ancora a destra (sud) per un pendio che si fa via via meno ripido fino ad uscire sulla evidente strada sterrata per la miniera di lignite. Da qui alla macchina resta solo una lunga passeggiata per i prati di Campo Imperatore.

Patrick Santillo

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