
Pubblicato da Patrick il 23 Novembre 2005 in Escursionismo, Gran Sasso, Relazioni
Domenica 20 Novembre 2005
Alla fine e’ venuto l’inverno.
L’aria gelida proveniente dalla Scandinavia ha portato il freddo su tutto il paese e, sull’appennino, la neve. Non possiamo mancare.
Scorrono dall’autostrada, come in un eterno ripasso, i monti e le valli d’Abruzzo: il Velino, la val di Teve, campo felice, la conca dell’Aquila, il Gran sasso, sempre piu’ imbiancati man mano che si procede verso est.
Ci dirigiamo verso il passo delle Capanelle, una stretta vallata in cui si insinuano gli inverni balcanici per aggredire il Tirreno.
Siamo alle estreme propaggini occidentali del Gran Sasso, vicino Campotosto e la Laga.
Il freddo e’ pungente, l’aria e’ tersa, splende il sole. Lenti e svogliati iniziamo la nostra salita al monte san Franco.
In breve raggiungiamo la cresta. Ampia e riposante non costituisce un problema.
L’unico ostacolo e’ il vento. Sempre piu’ forte. Vicino alla vetta si ha difficolta’ a camminare. A tenersi in piedi.
E’ un vento che ti costringe a lottare, che non ti da tregua. Ti schiaffeggia, ti atterra, ti toglie il fiato.
Padrone delle cime e del cielo sembra maneggiarci come burattini goffi e impacciati. e’ eccitante.
Abbiamo il viso gelato, parliamo con difficolta’.
La lotta, la sfida, la necessita’ di muoversi per non soccombere al gelo, quasi non sembrano le nostre montagne assolate.
Ma il vento ha sgombrato il cielo.
La tramontana di novembre ci regala una dei piu’ bei panorami d’Appennino.
Dalla vetta tutta l’Italia centrale e’ ai nostri piedi. Dall’Umbria fin quasi al Molise.
Sotto di noi lo specchio blu-ghiaccio di Campotosto che riflette la Laga innevata.
E poi da nord, come in un grandangolo, i Sibillini, il Terminillo, il Velino, le rocche, il Sirente, i monti del Parco sino alla Maiella che chiude a sud l’orizzonte.Di fronte i giganti dell’Appennino: il Corvo, l’Intermesoli, il Corno grande luccicanti di neve. La neve e il mare… All’orizzonte l’Adriatico riflette il sole d’autunno.
Scendiamo velocemente mentre il tramonto accende di rosso e di giallo le foglie morenti dei boschi. Poi il cielo si trasforma in cristallo. Fiamma e cristallo.
Il freddo invernale moltiplica le stelle.
E’ la notte di Marte. Rutilans, il rosseggiante lo chiamavano i latini. Ci accompagna fino a casa.
Marco Innocente Furina
Il tuo breve racconto, risveglia il ricordo di bellissimi ricordi legati alla mia lontana presenza invernale ed estiva, sul bel Monte San Franco!
Commento di Francesco Rocca — 26, Giugno, 2008 @ 4:13 pm