Pizzo di Intermesoli (2635 m), Vetta Meridionale. Da Campo Imperatore per la Sella dei Grilli
Pubblicato da Patrick il 23 Giugno 2005 in Escursionismo, Gran Sasso, Relazioni

Lunedi 20 Giugno 2005

Il Pizzo di Intermesoli e’ una delle grandi montagne della catena settentrionale del Gran Sasso.
Nella relazione del De Marchi compare come il “Monte Pizzuto” probabilmente a causa della sua inconfondibile forma a punta e dei suoi versanti ripidi e scoscesi.
Cio’ nonostante, se escludiamo la parete est che precipita in Val Maone con i famosi “pilastri”, terreno di gioco prediletto degli alpinisti con numerose e spesso assai difficili vie su ottima roccia, gli altri suoi versanti non offrono vere e proprie possibilita’ alpinistiche.

E’ una montagna brulla, severa, dagli immensi ghiaioni e dagli aperti pendii di rocce marce e friabili; insomma decisamente “appenninica”.
Se osservato da Prati di Tivo appare remoto, imponente, quasi Himalayano. Da Campo Imperatore e’ invece assai piu’ abbordabile, sia per la maggior vicinanza della vetta, sia per il minor dislivello da superare.

Ed e’ proprio da questa parte che ho deciso di salirne per la prima volta la cima. Sono solo.
Non mi capita spesso di andarmene per monti in solitudine e quella che mi aspetta e’ comunque una escursione impegnativa, soprattutto per via dell’ultimo tratto di salita, che so essere assai ripida e insidiosa.

Arrivo al piazzale di Campo Imperatore (2130 m) di buon’ora, verso le otto. La giornata si preannuncia piuttosto freddina.
Spira un ventaccio a tratti forte, decisamente fresco per la stagione e il sole non scalda, velato com’e’ da sottili nubi stratiformi. Pazienza.

Dopo veloci preparativi sono in marcia. Mi avvio verso l’osservatorio astronomico e, ancora prima di raggiungerlo, lascio il sentiero principale imboccando un bivio sulla sinistra.
E’ questo il sentiero del cosiddetto “Passo del Lupo” che traversa lungamente verso sinistra a mezzacosta sul pendio meridionale del monte Portella diretto al passo omonimo.
Gran bel sentiero, pianeggiante, ben evidente e assai panoramico sulla conca aquilana. In men che non si dica sono al Passo della Portella (2260 m).

Dal passo, tralasciando il sentiero che scende in Val Maone, continuo brevemente sulla cresta fino a una sorta di intaglio roccioso.
Da qui scendo a nord per un sentiero (in un paio di punti abbastanza aereo) che traversando sotto la parte nord-est del Pizzo Cefalone mi porta sulla dorsale che unisce questo al Pizzo di Intermesoli (Sella del Cefalone, 2320 m).

La vista si apre sulla splendida Val Venacquaro, un deserto d’erba e sole dove non e’ difficile incontrare mandrie di cavalli allo stato brado.
E’ questo un luogo davvero remoto e selvaggio, di una bellezza primitiva.
Dalla sella proseguo verso nord fino a giungere ad un secondo intaglio leggermente piu’ un basso, proprio alla base del ripido versante sud dell’Intermesoli (Sella dei Grilli, 2220 m).

Ora inizia la parte piu’ faticosa e direi anche pericolosa dell’itinerario.
Sono 400 metri di dislivello da fare tutto d’un fiato, su uno scomodissimo pendio di ghiaie, sassi e rocce mobili, veramente infame. Il sentiero si riduce a una esile traccia inaffidabile.
Verso la fine incontro una fascia rocciosa che supero per un ripido canalino ingombro di detriti (attenzione!) oltre il quale il terreno spiana leggermente e in breve sono in vetta (2635 m).

Al posto della solita croce trovo un misero ferro arrugginito precariamente infisso in un ometto di pietre che conferma la natura di questa montagna selvaggia e assai poco frequentata.
La cresta sommitale e’ bellissima, affilata e grigia di sfasciumi si perde tra le nuvole in direzione nord. Comunica un senso di desolazione quasi opprimente e allo stesso tempo mi par quasi di sentire una voce che mi chiama invitandomi a perdermi in quel deserto di sassi e nebbia.

Invece mi siedo, mangio qualcosa, fumo la sigaretta di rito e resto un bel po ad osservare il gioco delle nubi.
Niente panorama quest’oggi, ma va bene cosi’.

Finalmente mi accingo a scendere per dove sono salito.
Sono un po preoccupato dalla ripidezza dell’insidioso pendio. Sono solo, il cellulare non prende e so che anche una semplice slogatura potrebbe rivelarsi un bel problema.

Presto cosi’ il triplo dell’attenzione necessaria valutando bene ogni singolo passo, ogni movimento.
Sono attento e concentrato, tutti i sensi sono all’erta e provo una piacevole sensazione di padronanza del mio corpo. No, non posso farmi male.
Giunto alla Sella dei Grilli finalmente mi rilasso.
Le ginocchia sono sorprendentemente affaticate e percio’ concedo loro una bella sosta con tanto di mangiata e sigaretta.
Avevo in mente per quest’oggi di concatenare il Cefalone, ma mi sento abbastanza stanco, delle ginocchia non mi fido molto e in piu’ sono senza ramponi che a giudicare da come si presenta il versante nord potrebbero rivelarsi necessari. Decido percio’ di rinunciare e per la stessa via dell’andata mi avvio verso Campo Imperatore.

Patrick Santillo

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