
Pubblicato da Patrick il 21 Maggio 2007 in Gran Sasso, Relazioni, Scialpinismo
E’ molto che non aggiorno il sito, ma ciò non significa che in questi mesi abbia abbandonato gli amati monti abruzzesi.
Anzi!
Quest’anno ho scoperto un nuovo, bellissimo modo di andare per monti: lo scialpinismo.
E’ stata una vera e propria rivelazione.
Ogni volta che ho potuto non ho perso l’occasione di andare, sci ai piedi, a scoprire angoli sconosciuti e conosciuti, ma questa volta in modo diverso, delle nostre montagne.

Anche in un anno avaro di neve, anche per un principiante dello sci quale io sono, le soddisfazioni, le gioie che sa regalare questa disciplina sono immense. Il piacere della salita che si fa elegante e leggera; l’intensa emozione della discesa su nevi sempre diverse. L’intimo contatto con l’ambiente e con la metereologia necessario a valutare con esattezza le sempre mutevoli condizioni della montagna. Tutto ciò fa dello scialpinismo, credo, l’attività più completa che èpossibile svolgere in montagna.
Sicuramente quella che finora mi ha più appassionato.
Segue un raccontino ironico dell’ultima bellissima giornata al Corno Grande, degna consclusione e coronamento della stagione.
Sveglia alle 4.15.
Ahi quanto è dura alzarsi quando non c’è nessuno che ti aspetta.
Sono stranamente lento (avevo tutto pronto) ed esco di casa solo alle 5.
Carico la macchina, faccio una sosta al benzinaro di fiducia e via.
Alle 5.20 imbocco la A24.
Non ho voglia di perdere tempo. Sono solo, lo stereo spara musica tosta e così i km volano via veloci.
Dopo 1 ora sono ad Assergi.
Le solite curve verso Campo Imperatore e il piazzale mi accoglie nella desolazione più totale.
Sono il primo, non c’è nessuno in giro.
Bene, meno testimoni per le mie (probabili) figuracce sugli sci.
Oddio, le figuracce sciistiche necessitano di un’altra cosa oltre l’incapacità…
… la neve!
E di neve appunto ne è rimasta davvero pochina. I canali che scendono dal monte Corno sono esilissime lingue di neve interrotte in più punti. Il Bissolati non c’è più. Sotto Monte Aquila resistono a stento alcune tristi “pozze” di neve. Niente di sciabile in vista in ogni caso.
Bisogna essere proprio deficenti per partire con gli sci a zavorra in queste condizioni.
Benissimo, quest’oggi mi sento davvero deficente! Probabilmente è la mancanza di sonno ma non penso neppure per un’attimo a lasciare gli sci in macchina.
Sigaretta di rito (tanto per preparare il polmoni alla faticaccia) e via! Si parte!
Che bello camminare in montagna la mattina presto.
La luce è diversa, la solitudine incantevole.
Le rocce dell’Intermesoli e del Corno appaiono a rilievo, dense di contrasto, vive!
Cammina cammina, quante volte avrò fatto questo sentiero? L’è lunga, ma per fortuna si sale lievemente. Gli sci, per ora, non pesano.
Ho parlato troppo presto
Arrivo alla sella del Brecciaio piuttosto affaticato proprio quando un altro gruppetto si affaccia sulla sella di monte aquila. Eccoliiii!
Me devo da sbrigà!!!!
Sali sali e finalmente trovo la Conca degli Invalidi in veste invernale.
Davvero incredibile il contrasto tra questo versante e l’altro. Bene, a quanto pare oggi si scia!
Tiro giù gli sci dallo zaino e mi avvio tutto contento e decisamente più spedito in una lunga diagonale verso sinistra.
Che bella questa neve!
Dura dura, non si affonda per niente, si va che è un piacere.
Mmmm, forse pure troppo…
Guardo perplesso il pendio terminare in fondo alla mia sinistra su un bel salto di roccia.
Oddio, non è che si veda benissimo il salto, però lo so che c’è. Diamine ci passa pure una ferrata (vabbè ferrata).
Tra l’altro mi manca. Questa estate ho ancora qualcosa da fare (alla mia portata si intende) qui sul GS tutto sommato.
E poi ti ricordi quel forte alpinista reduce dall’Himalaya morto qualche anno fa proprio qui, sulla normale del Corno Grande, per una banale scivolata?
Se scivolo qui che succede? Mi fermo, non mi fermo? Dopo quanto mi fermo?
Mentre penso queste belle cose continuo pian pianino a procedere.
Sono sempre più in alto e il pendio è sempre più erto.
Come è ingannatore il bastardo, da sotto sembra sempre che manchi un ultimo pezzo e poi spiani. Sto cazzo.
Perdo paurosamente l’equilibrio un paio di volte.
Sai che c’è?
Gli sci me li tolgo e vado a piedi. Io sull’Himalaya nun ce so ancora stato e magari, se non crepo qui, un giorno chissà…
Scavo una piazzolina e armeggio non poco per assumere il nuovo assetto di marcia.
I ramponi però non li metto, così l’onore è salvo (cazzata!).
Oh che bello! Mi mancava proprio questo dolce peso sulle spalle.
Sputo sangue e pian piano procedo verso l’alto in linea retta. Il cuore va a mille! Reggerà?
Ad un certo punto mi volto e vedo un omino in fondo alla valle. Non ci posso credere!
Ha pure la divisa del mio stesso colore(!!).
Un altro pazzo con gli sci (in spalla…)!
Speriamo non mi spari.
Non so se essere contento per il fatto di avere qualcuno che prontamente segnalerebbe la posizione del mio corpo da recuperare oppure scontento del fatto di avere vicino un “collega” prossimo testimone delle mie “prodezze” discesistiche.
Che poi questo ambiente è piccolo e si risà tutto.
Vabbè, non ho tempo di pensarci. Vediamo di arrivare su.
Dopo aver penato assai più di quanto mi aspettassi e di quanto sarebbe stato ragionevole attendersi ecco finalmente la croce di vetta.
Anche qui nessuno!
Mangio, bevo e mi godo il panorama davvero maestoso. Con questa luce poi (vero Marco?, vero Daniela?)…
Panorama che però non sarebbe lo stesso senza il solito paio di sigarette pensose.
Tanto per oggi la salita è finita, mi posso pure incatramare per benino.
Già, la salita è finita, ma la discesa?
Andò scendo?
Da dove sono venuto non se ne parla proprio. Almeno per altre due ore, se il sole fa il suo dovere.
E il Calderone? Famme un po guardà…
Accindenti. Fico è fico!
Ce batte pure il sole. La neve sembra abbastanza molla.
Epperò c’è quell’entrata così così, con il roccione sotto. Vabbè se fa na bella diagonale e poi…
…e poi mi siedo e giro gli sci…. (!!!)
Si, ma da dove torno?
Giro al passo del cannone. Però me sa che co sta neve e da soli è un po un dito ar culo.
Ahò e considera pure che il Calderone èil Calderone. Non gli posso mica mancare di rispetto in questo modo.
Pijo e vado da solo. Namo, famo…
La normale invece, lo dice pure il nome, è la normale ovverossia la via più facile. No?
E cmq da scenne a piedi non se ne parla. Me so fatto er culo e mo du curve le vojo fa.
Due di numero me bastano però ci devono essere!
Ok. Basta trastullarsi. Diamoci una mossa.
Raccatto tutto e scendo pochi metri fino alla crestina che separa la ovest dal Calderone.
Chissà dov’è finito il collega matto. Nun se vede più.
Sarà finito in fondo tra i ginepri?
Ah, no. Eccolo che spunta.
E’ pure un signore apparentemente esperto, mica un pischelletto scemo…
“Salve”
“Allora non sono l’unico pazzo oggi”
“Già, è quello che pensavo anche io vedendoti”
Seguono un paio di commenti sulla durezza della neve e sulla fattibilità della discesa.
“Senti, io vado in cima che quest’anno non ci sono ancora stato, ci rivediamo qui?”
“Eh, credo di si. Intanto che decidiamo spero che il sole faccia un po il suo lavoro”
Sale e in breve è di ritorno.
Conveniamo che la discesa per il Calderone sarebe più “igienica” oltre che più bella.
Però c’è il problema del ritorno.
Telefonata al guru Mazzoleni.
“Senti Luca, io sto in cima, vorrei scendere per il Calderone ma ho la macchina a Campo Imperatore. Dici che il passo del Cannone è tranquillo?”
Dopo poco cade la linea.
“Ha fatto in tempo a dirmi che secondo lui il passo del cannone… MEGLIO evitare…”
Il richiamo però è troppo forte. Suvvia che sarà mai sto passo.
A piedi si farà , dai!
A meno che non ci prendano a cannonate!
In effetti nell’aria si sentono i soliti colpi come di cannone, dicono trattarsi di fuochi d’artificio dei paesi, ma chi lo sa!
Ormai però è deciso.
Agganciamo gli sci e si parte.
Andrea (sembra che il “matto” abbia anche un nome) parte, fa una bella curva saltata sui 40 gradi pieni, traversa in diagonale, fa un altro paio di curve stilisticamente perfette e si ferma a guardarmi.
Ecco, ci siamo. Tocca a me, figuraccia assicurata.
Parto.
Derapo…
Derapo…
Derapo…
Derapo ancora facendo scivolare a valle un po di neve superficiale.
Diagonale (questa mi viene bene) ed è il momento topico.
Più avanti non posso andare, c’è la roccia. Devo girare le punte degli sci.
Mi siedo? Non mi siedo?
Che faccio?
E daje, giramo!
Apro uno sci a spazzaneve…
carico il peso…
direziono i piedi…
Dai che giro! Dai che giro!
…
Evvaiiiii!
Ho girato! Rigido come un tronco ma ho girato!
Ne guadagno in fiducia.
Proseguo la scivolata inanellando una curva meglio dell’altra, supero Andrea e mi fermo a mia volta a guardarlo.
Andiamo avanti così fino in fondo.
Le neve è bellissima! Facile e divertente.
L’ambiente superbo. Attimi di gioia vera che, come tutte le cose belle, trascorrono troppo, troppo veloci.
Siamo sulla morena quando Andrea mi fa: “ti va di passare al Franchetti così salutiamo Luca?”
Qualsiasi cosa comporti un proseguimento della scivolata, della gioia, non può che trovarmi entusiasta.
“Andiamo!”
Ancora curve, ancora neve bellissima che andiamo a trovare scegliendo il percorso migliore e in un baleno siamo al rifugio.
Luca ci accoglie come al solito spaparanzato al sole sullo sdraio della sua terrazza in compagnia dei suoi due cani e di un paio di amici.
Saluti, presentazioni, chiacchiere.
Ad un certo punto si alza scruta nel binocolo e urla rivolto alla Est del Corno Piccolo:
“Ma che fate, sciagurati! Non mi posso distrarre un attimo. Non li, più a destra! Dopo la grotta a destra!”
Frasi indistinte in risposta da un punto non precisato della parete…
Una qualche cordata (invisibile) è impegnata su una qualche via. Belle le indicazioni in diretta modello navigatore satellitare!
Ma è tempo di andare.
Luca ci conferma che il passo del cannone MEGLIO che lo evitiamo.
“Tornate in cima e riscendete da li, vi conviene, tanto risparmiereste 20 minuti”
La prima cosa che mi viene in mente è che così ci toccherebbe un’altra bella discesa.
Sono pago di sciare quest’anno? Naaaa…
Andiamo!
Ripelliamo, calziamo gli sci e ripartiamo.
Fa caldo, ma con gli sci non si fatica poi molto.
Raggiungiamo nuovamente la morena e la superiamo di slancio.
Il calderone si fa man mano più ripido. Una buona scuola di inversioni e un maestro (Andrea) che finalmente mi spiega come si fanno!
Siamo su.
Sosta rifocillante, sigaretta (quando ce vo ce vo) ed è tempo di affrontare quest’ultima discesa.
Via le pelli, agganciati gli sci, Takajuuuuuu!
Il sole ha fatto il suo lavoro finalmente! Ancora una discesa superlativa, ancora curve bellissimissime.
Veniamo giù come dei dall’Olimpo.
La polvere èla polvere però anche questo Firn niente male davvero!
Ma alla sella del Brecciaio purtroppo è tutto finito.
Per quest’anno ovviamente…
Da qui in poi torneremo ad essere semplici bipedi mortali.
La strada è lunga e a piedi ancora di più, ma dopo una tale giornata non pesa più di tanto.
Naturalmente troveremo ancora il modo di rimettere gli sci in modalità fondo (e di cadere!) per brevi tratti sfruttando alcune lingue di neve!
Vabbè ora basta, altrimenti è davvero da malati!
Una meritatissima CocaCola a Campo Impertatore (non so perchè camminando non pensavo ad altro, potenza del marketing) ed ètempo di separarsi.
Con Andrea ci scambiamo i numeri e ci salutiamo. Per quest’anno scialpinismo basta, però chissà!
E il resto è prosa...
Finalmente un nuovo post su Appenninik! Era ora e complimenti per le belle uscite invernali.
E ora riposti gli sci in attesa del prossimo inverno, sotto con la bici!
Ciao,
Alberto
Commento di Alberto — 21, Maggio, 2007 @ 6:15 pm
Di la verit
Commento di Patrick — 21, Maggio, 2007 @ 6:17 pm
Oh yes! Si vede cos
Commento di Alberto — 21, Maggio, 2007 @ 6:55 pm
A rileggerti… un futuro almeno come scrittore ce l’hai
Bello che il sito sia ancora vivo (e non dire “senti da che pulpito”!!!).
Ciau
Per quanto riguarda la fine delle uscite invernali, altro che sotto con la bici, sotto con la roccia!!!
D
Commento di Dani — 22, Maggio, 2007 @ 9:59 am
Bello il racconto dell’ultima scivolata, complimenti per il sito e grazie per la bella foto !
a presto
Commento di Andrea — 22, Maggio, 2007 @ 1:38 pm
La solita bestia!
Cmq appena inizia la nuova stagione preparati, che te rovino!
Cia
Commento di EmmeCErre — 22, Maggio, 2007 @ 9:00 pm
Piccolo il mondo e piccola la comunità scialpnistica. Conosco Andrea!
Commento di bummi — 23, Maggio, 2007 @ 6:51 pm
Finalmente un aggiornamento del sito, era ora!!! Devo dire che come principiante niente male l’itinerario che hai scelto, complimenti. Divertente il racconto.
Ciao
Commento di Marcop — 17, Luglio, 2007 @ 12:26 pm
Ti ho scoperto per caso e spero prima o poi di incrociarti; a presto
Commento di PieroS — 30, Novembre, 2007 @ 1:36 am
Ciao Piero.
Ci incontreremo senz’altro! Di questi tempo quando fa un po di neve da qualche parte tempo pochi giorni e siamo tutti li!
Commento di Patrick — 8, Dicembre, 2007 @ 5:14 pm