
Pubblicato da Patrick il 18 Maggio 2005 in Alpinismo, Gran Sasso, Relazioni

Domenica 15 Maggio 2005
Vetta Occidentale del Corno Grande. Una settimana dopo la salita per il Canalone Bissolati, il nostro obiettivo e’ ancora la vetta piu’ alta degli Appennini.
Per la felicita’ di Patrick, che da tempo insisteva per tornarci, la via di salita sara’ finalmente la Direttissima.
Le 5. Il “rombo” della fedele 205 di Patrick si fa largo nel sonno degli abitanti di Talenti.
Uno squillo al cellulare e sono subito in strada. Ma non si parte subito: manca il “Capocordata”.
E allora di corsa fino a Trastevere bruciando i pochi semafori accesi. Finalmente ecco scendere Marco.
Albeggia e siamo ancora a Piazza San Cosimato. Poco male: le previsioni per la giornata sono ottime, nonostante qualche mugugno, “ce la prendiamo calma”.
Riattraversiamo il centro di Roma e finalmente siamo sull’A24. Un’andatura moderata per limitare i consumi ed eccoci ad Assergi. Fonte Cerreto (1130 m) ci accoglie con i Bar ancora chiusi e allora si prosegue per Campo Imperatore (2130 m).
La strada e’ stata finalmente riaperta. Pochi tornanti e il piazzale/parcheggio dell’albergo ci accoglie gia’ semipieno.
Il tempo di preparaci e di una rapida colazione e siamo pronti a partire.
Con qualche (mio) dubbio, rinunciamo a corda e imbrachi (in effetti non serviranno) e cominciamo a camminare.
Come sempre, seguiamo l’evidente pista che sale a sinistra dell’Osservatorio astronomico e che subito dopo pochi metri diventa sentiero.
Ma non siamo soli. Un’orda di scialpinisti ci precede. Faticosamente riusciamo a superarli alla biforcazione (2210 m) che porta al Rifugio Duca degli Abruzzi. Ignoriamo il sentiero che sale zigzagante (percorso la settimana scorsa) e imbocchiamo quello che attraversa, prima in piano e poi in leggera salita, il pendio sotto la
Cresta della Portella.
Oltrepassata una crestina, continuiamo a mezza costa sul pendio della grande conca detritica dominata dal Monte Aquila. Fa molto caldo e la neve rimasta sul sentiero e’ divenuta una poltiglia cedevole e scivolosa. Risaliamo lentamente l’ultimo ripido pendio ed eccoci sulla Sella di Monte Aquila (2335 m).
Superati altri scialpinisti (ma quanti saranno!), di buona lena risaliamo ora la cresta e lasciato a sinistra il sentiero della via normale saliamo verso destra in direzione del Monte Aquila, per poi lasciare il sentiero che sale alla facile vetta e traversare a sinistra fino a raggiungere l’evidente Sella di Corno Grande (2421 m).
Da qui il sentiero sale zigzagando a sinistra della cresta fino a un evidentissimo masso, il Sassone (2500 m). Il “Capocordata” accusa evidenti segni di stanchezza, “mi sento svenire”. Sorpresi ci fermiamo. Che abbia esagerato con i bagordi del sabato sera? Una barretta di muesli, un sorso d’acqua e Marco ritrova le forze.
Procediamo per altri 150 metri lungo la cresta e nuovamente ci fermiamo: e’ giunto il momento di mettere i ramponi e, dato l’alto numero di persone che ci precedono, anche il casco.
Pieghiamo leggermente a sinistra ed eccoci finalmente nel canale.
L’attacco e’ piu’ comodo del Bissolati. Rispetto ad una settimana fa, la neve e’ davvero pessima. Tuttavia la traccia di salita e’ evidentissima e scalinata per il passaggio di tanti alpinisti.
Dapprima un poco lenti e impacciati, via via piu’ agili e veloci, risaliamo il canale che ampio e assolato tende dopo poco a stringersi in un ripido caminetto.
E’ il cuore della Direttissima, il punto con la maggiore pendenza (circa 45%) e per l’ombra, la neve e’ dura e compatta. Ma superato questo punto appena piu’ impegnativo, il canale si riallarga e la pendenza nuovamente diminuisce. Qualche decina di metri ancora e si e’ rapidamente in cresta. Piegando verso destra si giunge in vetta (dove Marco e Patrick mi hanno appena preceduto).
Il panorama e’ notevole: a tratti le nuvole avvolgono l’intera catena del Gran Sasso, lasciando libere solo le tre vette del Corno Grande, lasciandoci come sospesi. Mentre veniamo raggiunti dalla folla di scialpinisti che ci seguiva, ci rifocilliamo e indugiamo (forse un po’ troppo) in vetta. Il “Capocordata” e’ rapito dal telefonino. Incredibilmente si lamenta della mancanza di campo, che gli impedisce di spedire diversi sms alle sue molteplici ammiratrici.
Non lo riconosciamo: solo poco tempo fa inveiva contro coloro che erano schiavi di questo simbolo della modernita’. Si invecchia, ci si imborghesisce e con questo pensiero lasciamo la vetta.
Da qui optiamo per la discesa attraverso il Canalone Bissolati: la direttissima e’ ancora affollata di persone che salgono e la neve e’ troppo rovinata.
Dalla vetta percorriamo per qualche metro la cresta Nord per poi piegare a sinistra sulla cresta Ovest. Pochi metri e, con buona pace di alcuni scialpinisti che ci seguono (ancora!), ci tuffiamo a sinistra nel Canalone.
Dopo qualche minuto siamo finalmente fuori dal canale: una discesa disagevole per la neve davvero troppo lenta, specie verso la fine. Probabilmente per quest’anno il versante meridionale non sara’ piu’ praticabile: la neve si va sciogliendo troppo velocemente.
Tolti i ramponi, pieghiamo decisamente a sinistra e con un breve traverso si giunge alla Sella di Corno Grande. Da qui riprendiamo la vie percorsa all’andata verso la Sella di Monte Aquila. Pieghiamo ancora a sinistra e ci abbassiamo rapidamente.
Pochi minuti dopo siamo nuovamente al piazzale di Campo Imperatore, dove ci accoglie un vento apocalittico.
Ci cambiamo e via verso Fonte Cerreto, dove all’ombra dei pini recuperiamo le forze in vista della prossima meta.
Alberto Pieralisi
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