Campanile Livia, Via Valeria
Pubblicato da Patrick il 25 giugno 2006 in Alpinismo, Gran Sasso, Relazioni

Info Partecipanti: Patrick, Albert Luogo di partenza: Prati di Tivo Dislivello in salita: 1100m Difficolta’: AD Sviluppo: 140 metri Galleria fotografica: SI

L'attacco della viaSabato 17 Giugno 2006

Con un nuovo compagno, di cordata e di avventure, il mitico Albert, questo fine settimana ce ne andiamo a ripetere la Via Valeria al Campanile Livia del Corno Piccolo.

Ci e’ stato detto che si tratta di una via adattissima a principianti dell’alpinismo “vero” quali noi siamo. La roccia ottima, il percorso intuitivo, lo sviluppo non eccessivo e la facilita’ con cui e’ possibile “proteggersi” la rendono una via ideale per iniziare.

Partiamo Venerdi’ pomeriggio da Roma e in serata siamo ai Prati di Tivo. Una lauta cena, qualche chiacchiera ed e’ gia’ ora di andare a dormire. L’indomani ci svegliamo di buon ora, ben prima dell’apertura della seggiovia, e cosi’ arriviamo in macchina alla Piana del Laghetto e da qui ci incamminiamo.

L’avvicinamento non e’ certo dei piu’ brevi. Dobbiamo percorrere tutto il lungo crestone dell’Arapietra e poi risalire il Vallone delle Cornacchie fino al rifugio Franchetti e poi ancora piu’ su fino alla Sella dei due Corni.

Dalla sella una breve discesa per nevai e sfasciumi ci porta prima alla base del campanile e poi, poco piu’ sotto, all’inizio della ferrata Danesi. La via attacca proprio all’altezza del primo forcellino attraversato dalla Danesi in corrispondenza di una rampa che sale verso destra. Una sosta per un boccone e una sigaretta e ci leghiamo.

Ecco una breve relazione della via:

La fessura serpeggiante del secondo tiroIl primo tiro di corda risale la rampa obliqua verso destra (III+, chiodo all’inizio) fin dove il terreno diventa piu’ facile. Qui piega a sinistra e per facili roccette si raggiunge la prima comoda sosta (cordone).

Di qui si risale la parete sovrastante per una caratteristiche fessura serpeggiante (IV, necessari friend medio-grandi). Dove la fessura termina si prosegue per una piu’ facile cengetta, si piega leggermente a sinistra e si va fare sosta alla base di un camino che sale obliquo da sinistra verso destra (2 cordoni su un masso incastrato). Si risale quindi il camino (IV, chiodo a meta’) fino al suo termine. Quindi si va dritti e poi leggermente a sinistra per una paretina ben appigliata (IV), ma con scarsi appoggi per i piedi, fino ad arrivare alla cengia inclinata che aggira a nord la cima del campanile (chiodo).

Si prosegue con arrampicata piu’ facile (nel nostro caso su uno scomodissimo nevaio) lungo la cengia fino all’evidente intaglio che separa il Campanile Livia dalla Punta dei Due. Intaglio raggiunto anche dalla via normale.

Qui e’ possibile fare nuovamente sosta (2 cordoni) prima di affrontare la paretina sulla destra (III) e le ultime facili rocce fino alla cima del campanile (spit).

Finalmente in cima!Poco sotto la cima, sul versante est, si trova una comoda e moderna sosta (2 spit con catena) sfruttabile per scendere con una lunga calata in corda doppia fino alla base della parete (circa 60 metri). una seconda sosta a spit e catena, pochi metri sotto la prima, permette di dividere la discesa in due parti.

In conclusione si e’ trattato di una bella via su ottima roccia compatta che abbiamo percorso con estrema soddisfazione.

Una nota di merito per Albert che si e’ tirato da primo quasi tutta la via senza troppe difficolta’. Dovremo pero’ migliorare la velocita’. Tra le manovre di corda, l’attrezzatura delle soste e le difficolta’ dovute a diversi nevai residui lungo la via abbiamo perso davvero troppo tempo. Torneremo alla macchina solo all’imbrunire.

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